Articolo a cura di Alessio Pellegrinetti.

Il serpente compare da sempre nelle raffigurazioni di tutta Europa con un simbolismo ricco e variegato.Di grande aiuto per l’analisi di questa figura è stata la ricerca dell’archeologa lituana Marija Gimbutas che, attraverso lo studio di numerosi reperti, è riuscita a ricostruire gli antichi culti Europei legati alla figura della Grande Dea Madre.

Secondo i suoi studi, durante le epoche preistoriche del paleolitico e del neolitico, la fede in una divinità femminile come creatrice della vita rispecchia il sistema matrifocale che probabilmente esisteva in quelle epoche, così la Dea diventa essa stessa la terra e la natura, epitome del culto della vita e della sua continuità: nascita, sviluppo, morte, rigenerazione.

La sacralità del serpente non risiede nel suo corpo ma nell’energia che questi trasuda, così diviene un potente simbolo che, grazie alle sue caratteristiche, manifesta i principali aspetti della divinità. Il serpente è manifestazione di una forma di vita elementare e simboleggia i principi dell’esistenza: ha un forte legame con le acque (dalle quali tutto nasce), striscia sulla terra nella quale scava delle buche per andare in letargo (aspetto ctonio), cambia pelle tramite la muta (rigenerazione), ritorna a primavera dopo il letargo annunciando nuova vita.

Questo ha portato alla creazione di oggetti votivi,rituali ed apotropaici raffiguranti il serpente e le sue caratteristiche. Così ritroviamo numerose figure serpentiformi su manici di vasi, spirali, decorazioni a diamante a riprodurre le squame e numerose statuette raffiguranti la Dea Serpente (cultura Vinca 4900-4800 ac presso Belgrado).

Spesso queste Dee, con arti serpentiformi, indossavano dei copricapo come una specie di corona o delle maschere come le molte Gorgoni presenti in tutto il continente; molto interessante è una maschera dissotterrata dal cimitero di Varna in Bulgaria che fa presumere riti di rigenerazione al momento della sepoltura. Dal 5500 a.c. circa in poi è riscontrabile la sua associazione con i simboli dell’acqua e dei corsi d’acqua espressi con spirali intrecciate dipinte sopra linee striate, meandri e reti.

E’ facile trovare forme a zig-zag che poi terminano con teste di serpente a simboleggiare che, in quanto simbolo dell’energia vitale, emerge dalle acque. Parti del corpo di questo animale (vertebre, coda) sono state rinvenute fra reperti di carattere magico risalenti all’età del bronzo (Sjaelland, Danimarca). In area Scandinava nelle incisioni rupestri dell’età del Bronzo troviamo, ad esempio, serpenti in associazione alla figura del Sole oppure figure con arti serpentiformi collocate su navi e carri. Di rilevante importanza è un graffito raffigurante una nave ornata da un animale cornuto a poppa e a prua ma che al centro ha una figura (dea serpente) che trascina il proprio serpente (VIII secolo a.c.). Così come un’incisione rinvenuta in Scozia (pietra dei pitti) raffigurante un figura femminile con gambe e capelli come serpenti attorcigliati, curiosamente riconducibile nella sua forma e nella sua simbologia alla “misteriosa” Ormhåxan di Gotland rinvenuta in un luogo di sepoltura e datata 400-600 D.C. circa.

Troviamo anche santuari in cui erano ospitate dee serpente, uno dei più importanti è quello di Sabatinikva (Ucraina Occidentale) dove è stato trovato un altare con 16 statuette che la raffigurano, alcune con in mano piccole serpi, ed un forno atto a sacrifici rituali in cui sono state rinvenute ossa carbonizzate di toro (morte/rigenerazione). Per molte popolazioni Europee questa figura e il suo culto è perdurato nei secoli e ne abbiamo testimonianza non solo nei canti, nei miti e nelle ballate popolari ma anche nelle usanze e nel folclore popolare.

Ad esempio, nel popolo Lettone questi animali venivano tenuti nelle stalle così da procurare fertilità alle mucche e abbondanza del latte, oppure, nelle credenze popolari in alcune regioni slave dove nuocere a un serpente rappresenta un gran peccato e diventa sinonimo di forte sventura. In Lituania, ma anche in altre aree, era usanza far crescere dei serpenti sotto i pavimenti delle case o in alcune aree di rilievo ai quali veniva offerto spesso del latte.

Questi animali erano considerati i guardiani della casa, simboleggiavano gli antenati ed erano il loro ponte con la Dea Laima. Un missionario gesuita, della sua esperienza in Lituania nel 1604, racconta ciò: “La gente ha raggiunto un tale livello di pazzia da credere che nei rettili ci sia la Divinità…” (Mannhardt 1936:433).

Ad ogni modo questa figura durò durante tutta la preistoria e solo in epoca Indo-Europea il serpente simboleggerà anche poteri maligni (vedi gli Dei della Spada che esultano nell’uccidere i serpenti e i draghi). Curioso però come tra le più famose pietre runiche siano molto spesso raffigurati serpenti a contenere le iscrizioni stesse come nelle pietre runiche di Ingvar , quella di Mariefred in Svezia o quelle di øpir.

In età vichinga prevale una connotazione nefasta della serpe la quale, insieme al lupo, viene caricata di una simbologia negativa e perversa.

La sua figura si fonde con quella del drago e dei mostri pericolosi per gli uomini e gli dei.Uno su tutti è Midgardsormr, il serpente di Midgardr, figlio di Loki e Angrboda insieme a Hel e Fenrir e nemico mortale del Dio Thor. Il mito racconta che fu fatto sprofondare nel profondo degli abissi dove giace attorno alla Terra formando un anello col suo corpo e giungendo quasi a mordersi la coda. Questo Serpente del Caos Primordiale viene detto anche Jormungandr “Demone Cosmicamente Potente” (secondo la Isnardi), definizione che ne caratterizza la natura primordiale e la forza vitale originaria che deve essere dominata e controllata. Ma la figura di questo Jotunn è anche legata al tempo e i suoi cicli così da viverne ai limiti, infatti, Thor, nonostante provi più volte a trarlo fuori dagli abissi per ucciderlo esso sorgerà soltanto durante il Ragnarok e combatterà un duello con il Dio che sarà per entrambi mortale così da dare vita a un nuovo ciclo.

E sempre nelle saghe e nelle fonti ritroviamo la connotazione nefasta e oscura di questi animali, ad esempio si ricordano streghe a cavallo di un lupo che usano serpenti come briglie (gandreith) che era di fatto presagio di sciagura certa, oppure emerge la credenza per cui cibarsi di carne di serpe o di lupo inducesse ad azioni scellerate.

Questo animale è imprescindibilmente legato al veleno, sostanza che i miti cosmogonici annoverano tra quelle che danno origine alla vita. In questi racconti è detto che il Veleno si trasformò in ghiaccio. e dunque ad un elemento freddo ( eitrsvalr “fresco come il veleno”) e così che in Jotunheimr troviamo un fiume di veleno anche del fiume Slithr si narra che scorra tra valli avvelenate. Come serpente legato al veleno abbiamo anche Fafnir nella saga dei Volsunghi , che una volta appropriatosi dell’oro si trasforma in una serpente vomitante veleno, in seguito verrà ucciso dall’eroe Sigurdr che verrà a contatto col veleno stesso del Drago il quale assume un valore iniziatico; e come per Sigurdr ciò accade in molte saghe e in molti racconti del folclore dove l’eroe uccidendo il drago si evolve e riceve ricchezze delle quali il drago, in genere, era custode.

Nell’ Helheimr troviamo Nastrond, la sala dei serpenti, dove il veleno cola dalle bestie che si trovano sul tetto così da creare strazianti pene alle anime dei defunti che si trovano li a pagar pegno, una punizione simile a quella che subisce Loki, rinchiuso e legato in una caverna sotterranea dove un serpente posto sopra la sua testa cola veleno producendogli indicibile dolore. Oppure Nidhogr che non solo è annoverato tra i serpenti che corrodono le radici di Yggdrasil ma è anche colui che succhia il sangue dei cadaveri nel Nastrond e che, secondo la Voluspa, volerà alla fine del Ragnarok portando tra le piume i cadaveri.

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

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