Articolo a cura di Luca M. Valentini.
Illustrazione a cura di Arjen Lantis.

Fin dai tempi antichi il mare è stata una delle maggiori vie utilizzate dall’uomo per gli scambi commerciali, gli spostamenti e per la sussistenza. Si è sempre cercato nelle varie culture una deità che preservasse la vita dei naviganti e che ne garantisse l’incolumità durante le varie traversate marittime, sia a scopo di invasione che a scopo di traffici vari.

In ambito protogermanico la divinità tutelare, addetta proprio alla protezione durante questi spostamenti era Nehelennia o Nehalennia. La sua adorazione era maggiormente concentrata nell’attuale zona dei Paesi Bassi e nella Germania del Nord, in particolare va evidenziata la zona dell’isola di Walcheren che si ipotizza sia stata la principale sede del culto.

Lo stesso nome ne identifica anche la mansione, ovvero “La Signora della Nave” o più semplicemente “Guida”. Era infatti invocata anche per permettere alle persone il corretto passaggio a miglior vita. Secondo Davidson è possibile un collegamento diretto con i Vanir nell’accezione di Nehelennia come “Madre” e quindi identificabile nella figura di Nerhus.  Non a caso i corpi dei defunti erano, a quei tempi, consegnati al mare su delle navi, e quindi pregare questa divinità, da parte dei familiari, poteva garantire al morto un facile passaggio nel regno di Hel, che li avrebbe ivi accolti.

Nell’iconografia standard Nehelennia viene rappresentata in compagnia di un cane, animale annoverato come conoscitore dell’aldilà e come giusto compagno degli uomini nel regno degli inferi (basti pensare che a Uppsala sono stati rinvenuti resti di ossa canine che vanno ad evidenziare proprio un tipo di sacrificio, svolto a quel tempo, di questo animale). Viene inoltre rappresentata con una cesta di frutta in mano (che potrebbe rappresentare l’abbondanza appunto derivata dai traffici marittimi) ed infine con delle pagnotte.

Secondo quanto ipotizzato sempre da Davidson questi pani in particolare con cui la divinità è spesso rappresentata, oblunghi e a forma di stinco in alcune regioni, in Svezia addirittura a forma di bambina, potrebbero essere stati utilizzati al tempo come sostituti di una vittima animale durante i sacrifici. Il culto di tale divinità è ancora tanto sentito ad oggi, che addirittura nel 2005 è stata costruita una replica esatta di un tempio a Colijnsplaat, seguendo uno studio approfondito di tipo storico e archeologico sui santuari delle province romane in Gallia e Germania.  La ricostruzione, va evidenziata questa cosa, è stata svolta utilizzando materiali e tecniche autentiche del tempo.

Per approfondimenti: 

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

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