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Articolo a cura di Matti Uaz

Quella longobarda era una monarchia di origine guerriera militare, infatti il re veniva  designato da un’assemblea di duchi, un’assemblea di guerrieri.

Paolo Diacono ci racconta che re Alboino portò con sé altre genti germaniche come i Sassoni – chiamati per la conquista dell’Italia. Inoltre, al seguito dei Longobardi c’erano molti guerrieri di popoli da essi sconfitti e a loro unitisi, quali Gepidi, Sarmati, Avari e Pannoni. Grazie alle conquiste di Alboino – re condottiero che portò i Longobardi in Italia – si formò il regno partendo prima delle regioni del Nord Italia e in seguito del centro Sud.

Venne istituita la capitale a Pavia e, a capo di  ogni territorio, venne posto un Duca: così nacquero le cosiddette Longobardia Maior (che raggruppavano i ducati dell’Italia del nord e il ducato di Tuscia) e successivamente la Langobardia Minor con  i ducati di Spoleto e Benevento, fin dall’inizio sempre  molto indipendenti.

Longobardi in Italia

La penetrazione longobarda avvenne in quasi tutte le parti d’Italia, a eccezione del ducato di Roma, dell’esarcato di Ravenna, delle isole maggiori e delle coste, perché rimasero prevalentemente sotto controllo bizantino. Infatti, l’Impero d’Oriente manteneva il controllo sui mari, disponendo di flotte e della marina militare.

La storia longobarda del primo periodo in Italia è caratterizzata da razzie e saccheggi, distruzione di chiese, conquista di territori, e vide questo popolo chiuso come in una casta guerriera e nobiliare; solo successivamente, col tempo, si avrà una vera e propria mescolanza tra genti latine e longobarde, fondendo le due identità.

Il mondo longobardo

Il mondo longobardo è sempre stato contraddistinto da tradizioni e leggi non scritte: un cultura prettamente orale che, con la fusione col mondo latino, iniziò a cambiare. Molti furono i re longobardi che nei secoli di storia si distinsero, ed è sicuramente da ricordare re Rotari che nel 643 promulgò il famoso editto di Rotari, ovvero la prima stesura di leggi scritte in latino con molte parole longobarde. Una raccolta di leggi longobarde insieme a elementi di diritto romano.

Tra i Longobardi, nel corso del tempo, avvennero molte conversioni al cattolicesimo (la prima conversione si registra con della regina Teodolinda), ma furono conversioni più o meno ufficiali e più o meno veritiere.

Infatti, la maggior parte dei Longobardi rimaneva ariana o pagana, anche se, nel corso dei secoli, sul trono si alternarono re di fede cattolica e re di fede ariana (dottrina che non riconosceva Cristo fatto della stessa sostanza del padre).

Queste conversioni erano molto probabilmente derivate da tornaconti politici, quindi avvenne un opera di conversione superficiale su una base di paganesimo profondo, come riporta lo storico Gasparri nel suo ‘‘I Longobardi alle origini del medioevo italiano“, Giunti, 1990.

La chiesa rappresentava un grande  potere ed era il collante tra la popolazione latina e le alte sfere nobiliari, ma il popolo longobardo, come già sottolineato, rimase per lungo tempo legato ai culti pagani delle origini. Nel corso dei secoli i due territori sotto controllo longobardo rimasero sempre divisi, anche se i re longobardi tentarono di unire il regno con i ducati del centro-sud.

Guerriero Longobardo, VII secolo d.C.

Ad ostacolare i progetti di unificazione longobarda c’erano di mezzo i possedimenti bizantini e il Papa. Infatti non esisteva una contiguità territoriale tra Longobardia Major e Minor divise dal corridoio bizantino (lembo di terra tra Romagna, Umbria e Lazio) che collegava l’esarcato di Ravenna al Ducato di Roma.

Questo è un periodo è molto importante per la storia dell’Italia e dell’Europa, vi sono le radici di quello che sarà la società dei secoli successivi, nascono gli embrioni di quello che saranno le nazioni, come per esempio la Francia che nasce grazie ai barbari Franchi. Anche in Italia avremmo potuto assistere agli embrioni di una nazione ma, come ben sottolinea il Montanelli, ”…in Francia non c’era il Papa in Italia, sì.”.

La mancata unità territoriale tra il regno longobardo e i ducati centro meridionali  di Spoleto e di Benevento, darà via nei secoli successivi alla frammentazione senza fine dei territori italiani che avrà conclusione solo con l’Unità d’Italia nel 1861.

All’origine di tutto c’è il crescente potere del papato, infatti è esattamente in questo momento storico che assistiamo alla  famosa ”donazione di Sutri”.

Le cronache dell’epoca raccontano che nell’anno 728 il Re Liutprando, re cattolico longobardo, nel corso di una campagna per espandere i possedimenti del regno, occupò Sutri, possedimento bizantino del ducato di Roma. 

Ma fu il pressante ed insistente intervento di Papa Gregorio II che convinse il re longobardo a dargli indietro Sutri e le sue fortificazioni. 

Liutrpando, così, nello stesso anno, riconsegnò questi territori e castelli donandoli all’indirizzo degli ”apostoli Pietro e Paolo”…quindi attenzione, non al figura del Papa bensì alla Chiesa come istituzione.

Questo evento è ufficialmente riconosciuto come nascita del potere temporale (potere politico) della chiesa cattolica, la chiesa come stato. Accordi con i sovrani Franchi sin dalla seconda metà dell’ VIII secolo metteranno il Papa al sicuro da attacchi,  infatti Pipino il Breve nel 754 assicurò protezione militare dalle intrusioni dei re longobardi.

Successivamente, il nuovo re longobardo Desiderio, già duca di Tuscia, nel 772 riattacca ed invade i possedimenti della Chiesa di Roma.

Immediata fu la risposta del papa che chiamò in suo soccorso Carlo Magno, il quale, alla testa dei Franchi, scende in Italia, sconfigge i Longobardi, conquista la capitale Pavia assumendo il titolo di rex Francorum et Longobardorum e ponendo cosi ufficialmente fine al potere di Longobardi in Italia.

L’ascesa dei Franchi  sullo scacchiere europeo ormai è inarrestabile e grazie al re Carlo Magno, essi sono ormai paladini e difensori della cristianità (si ricorda in questo periodo la distruzione da parte dei  Franchi dell’Irminsul).

Combattono ferocemente e sconfiggono i Sassoni con massacri e deportazioni per estirparne il paganesimo e prenderne i territori. Atto finale dell unione tra potere della chiesa e Franchi è quando, giorno 25 dicembre 800, Papa Leone III incorona Carlo Magno imperatore – titolo che dalla fine dell’Impero Romano non era più stato usato in Occidente, legando così per secoli, e in modo profondo, i destini della chiesa cattolica e dei Franchi.

Lo sviluppo dei Longobardi

Il solco dei Longobardi va ben oltre i due secoli dove ufficialmente controllarono con i propri re e duchi la penisola, ma si spalma anche nel periodo carolingio.

Infatti, l’arrivo dei Franchi non sostituì la base culturale etnica nei territori. I semi della cultura longobarda si radicheranno e si espanderanno nei secoli successivi sviluppandosi in svariate forme e caratteristiche: dall’arte all’architettura (stile romanico).

Seme Vanir dei Longobardi

Molteplici furono, nel corso dei secoli, le sfumature religiose che contraddistinsero la storia dei Longobardi: essi passarono dai culti originali della fertilità Vanir a vicinanze con dèi Æsir, per poi arrivare a contatto con l’arianesimo,  fino al cattolicesimo; ma il seme Vanir, come abbiamo visto dalle fonti, lo ritroviamo esattamente nei culti primordiali dei Longobardi come seme delle origini.

Allora, ricercando e studiando questo popolo potremmo trovare quel seme delle origini nascosto in svariate forme…come racconti, tradizioni, usi, costumi, architetture di edifici civili e religiosi. 

Ricordiamo che nelle cronache sono riportate svariate testimoniane della religiosità profonda longobarda non di matrice cristiana, di adorazioni animali quali il cavallo e il cervo, di culti di sacralità verso gli alberi diffusi  tra di essi come tra tutti i popoli germanici. Ancora, il culto della vipera, i riti di immolazione di animali, le corse a cavallo e le danze sacre.

Così, ricercare le radici nordiche nella nostra Italia, la nostra Italia più profonda, cercare i collegamenti con il mondo Longobardo delle origini ci può portare a scoprire importanti tesori e testimonianze (vedi questo articolo).

Il legame con i Longobardi è stato per molto tempo nascosto o non esaltato da chi ha avuto il controllo culturale in Italia, dove la figura del barbaro (dal latino straniero) era sempre svilita perché vista come distante dalla civiltà romano-cristiana. Esempi lampanti delle radici longobarde sono da sempre sotto il naso di tutti e le possiamo riscontrare in moltissimi toponimi, nomi di paesi e città, sparsi per tutta la penisola italiana.

Ritroviamo, per esempio, nomi di origine prettamente longobarda nelle località che hanno in esse i termini Fara, Farra, come: Fara Vicentino(Vi), Farra d’Isonzo (Go), Fara Filorum Petri (Ch), o che hanno il termine Sala nel nome come: Sala Comacina (Co), Sala Baganza (Pr), Sala Consilina (Sa).

Esistono moltissimi  luoghi che hanno questa origine e testimoniano qualcosa di incancellabile e duraturo: il profondo legame che l’Italia ha con questo popolo.

Ricordiamo, inoltre, che la nascente lingua italiana durante il medioevo , sviluppandosi dal latino volgare in lingua a sé stante, deve al longobardo moltissime parole: infatti, dopo il latino, rappresenta il secondo apporto alla nascente lingua italiana.

Possiamo ritrovare oggi l’origine longobarda in moltissime parole di uso comune della lingua italiana. Qui ne citeremo solo alcune come: elmo, palco, schiena, stinco, scherzo. Il popolo longobardo è stato per molto, troppo tempo sottovalutato, e solo negli ultimi decenni gli storici e una serie di mostre e studi hanno lentamente riabilitato e messo i Longobardi al loro posto, quali protagonisti e fondatori dello spirito del medioevo italiano.

Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di accendere un faro e valorizzare un  legame profondo per troppo tempo dimenticato, che molte parti dell’Italia hanno con questo popolo. Un legame che collega tra loro città e paesi, regioni e territori del Nord e del Sud di questa nazione origini comuni longobarde che uniscono questi luoghi solo apparentemente distanti tra loro. Territori diversi che si legano tra loro all’Europa del Nord alle antiche stirpi, quelle radici culturali mai veramente valorizzate, che in molti troppo frettolosamente pensavano si potessero recidere, ma tutto ciò che è profondo riemerge, le radici profonde non si spezzano mai.

     

Per maggiori informazioni:

Laugrith Heid, La Stregoneria dei Vani, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Kindirúnar, Le Rune della Stirpe, Il Grimorio Necromantico, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Rún, i tre aspetti di una Runa, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Helvíti Svarturgaldur, Manuale pratico di Opera Necromantica Nord Europea, Anaelsas edizioni.

Laugrith Heid, Tröld*R: il Fjölkynngisbók. Magia, Stregoneria e Folk Nord Europeo, Anaelsas edizioni.

*Gli “share” senza citazione della fonte sono elemento di querela poiché si ledono gli elementi del copyright sanciti dalla legge italiana*

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